In questa lezione impari a
- distinguere un ethical hacker da un criminale informatico
- capire perché l'autorizzazione scritta è la linea che separa i due
- conoscere le figure del settore (white, black e grey hat)
- sapere cosa dice la legge italiana sull'accesso ai sistemi
La parola hacker non significa «criminale». In origine indica chi conosce a fondo un sistema e lo sa piegare a usi nuovi. Il problema non è la competenza, ma cosa ci fai e con quale permesso.
Chi è un ethical hacker
Un ethical hacker (o penetration tester) è un professionista pagato per attaccare un sistema con il permesso del proprietario, allo scopo di trovare le falle prima che le trovino i criminali. Fa le stesse cose di un attaccante, ma al contrario: segnala i problemi invece di sfruttarli.
Esempio: un'azienda assume un pentester e gli dice «prova a entrare nei nostri server, hai tempo due settimane, ecco cosa puoi e non puoi toccare». Alla fine lui consegna un report con le vulnerabilità trovate e come correggerle.
La sicurezza si studia conoscendo l'attacco. Un medico studia le malattie per curarle, non per diffonderle: con la sicurezza informatica è lo stesso.
La linea che separa tutto: l'autorizzazione
La differenza tra un ethical hacker e un criminale non è la tecnica: è identica. La differenza è il permesso.
| Ethical hacker | Criminale informatico | |
|---|---|---|
| Permesso | Sì, scritto e firmato | No |
| Obiettivi | Concordati prima (scope) | Qualunque cosa |
| Cosa fa dopo | Segnala e aiuta a correggere | Sfrutta, ruba, ricatta |
| Conseguenze | Viene pagato | Viene denunciato |
Prima di ogni test, il pentester firma un documento che stabilisce:
- lo scope: quali sistemi può toccare e quali no;
- i limiti di tempo: quando può agire;
- le regole d'ingaggio: cosa è permesso (per esempio: niente attacchi che bloccano i servizi in orario di lavoro).
Senza quel documento, la stessa identica azione diventa un reato.
Le figure del settore
- White hat (cappello bianco): lavora con autorizzazione, per difendere. È l'ethical hacker.
- Black hat (cappello nero): attacca senza permesso, per guadagno o danno. È il criminale.
- Grey hat (cappello grigio): sta nel mezzo, per esempio trova una falla senza permesso e poi la segnala. Anche se le intenzioni sono buone, l'accesso senza autorizzazione resta illegale.
Nelle aziende si parla spesso anche di due squadre:
- Red team: chi attacca (simula il nemico);
- Blue team: chi difende (monitora e risponde).
In questo modulo useremo tutti e due i punti di vista: capire l'attacco (red) per imparare a difendere (blue).
Cosa dice la legge in Italia
Accedere a un computer o a un account che non è tuo, senza permesso, è un reato, anche se «non hai rotto niente» e anche se è stato «solo per provare».
- Art. 615-ter del Codice Penale – Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico: punisce chi entra senza autorizzazione in un sistema protetto, o vi si trattiene contro la volontà di chi lo gestisce.
- Art. 615-quater – punisce la detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (password, credenziali).
- Art. 617-quater e seguenti – riguardano l'intercettazione di comunicazioni informatiche: qui rientra, per esempio, catturare di nascosto quello che un'altra persona digita.
- GDPR e Codice Privacy – rubare o spiare dati personali altrui viola anche la normativa sulla protezione dei dati.
⚠️ Installare un programma spia sul telefono o sul PC di un'altra persona — un/una partner, un amico, un familiare — senza che lo sappia è un reato, non uno scherzo. Vale anche tra minorenni.
E in laboratorio? Qui è tutto lecito perché i computer sono della scuola, l'attività è guidata dal docente e serve a imparare a difendersi. È lo stesso principio dell'autorizzazione: ambiente controllato e permesso esplicito.
Il codice etico in tre regole
- Permesso prima di tutto. Nessun test senza autorizzazione scritta di chi possiede il sistema.
- Non fare danni. Si cercano le falle, non si distrugge né si ruba.
- Riservatezza. Quello che scopri sui sistemi altrui non si divulga: si segnala a chi di dovere.
Attività
Attività 1 – Lecito o reato? Per ogni caso indica se è un comportamento da ethical hacker (lecito) o un reato, e perché.
- Marco è pagato da un'azienda per testare il sito, con contratto firmato, e trova una falla nel login.
- Giulia indovina la password Instagram di un compagno e entra «solo per vedere», senza cambiare nulla.
- Un ricercatore trova per caso una falla nel sito del Comune e la segnala subito, senza sfruttarla, ma non aveva alcun permesso di testarlo.
- In laboratorio, su indicazione del prof, la classe cerca le password deboli su un server di prova della scuola.
Mostra la soluzione
- Lecito: c'è autorizzazione scritta e scope definito. È il lavoro del pentester.
- Reato: accesso abusivo (art. 615-ter). «Non ho toccato niente» non cambia nulla: basta essere entrati senza permesso.
- Grey hat: le intenzioni sono buone e la segnalazione è corretta, ma l'accesso senza autorizzazione resta illegale. La via giusta sarebbe stata segnalare la falla senza entrare.
- Lecito: ambiente controllato, sistema della scuola, attività guidata e autorizzata.
Attività 2 – Scrivi le regole d'ingaggio. Immagina di essere assunto per testare la sicurezza del sito di una piccola azienda. Scrivi tre regole che metteresti nel documento di autorizzazione prima di iniziare.
Mostra un esempio
- Posso testare solo il sito www.azienda.it; i server della contabilità sono fuori scope.
- I test che possono rallentare il sito li faccio solo di notte, fuori dall'orario di lavoro.
- Se trovo dati personali dei clienti non li copio né li apro: segnalo solo che sono raggiungibili.