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L'intelligenza artificiale ha la sua legge italiana: cosa cambia dal 23 ottobre

Dal 23 ottobre 2026 l'intelligenza artificiale in Italia ha regole, arbitri e sanzioni. E tre articoli parlano proprio di scuola.

L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, vale in tutti i Paesi dell'Unione. Ma un regolamento da solo non basta: ogni Stato deve dire chi controlla che le regole vengano rispettate, come si fanno i controlli e che cosa succede a chi le viola. L'Italia lo ha fatto con il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre ed entrato in vigore il 23 ottobre. Sono 54 articoli.

Chi fa l'arbitro

Il decreto affida i controlli a due autorità:

  • AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale, che si occupa della trasformazione digitale della pubblica amministrazione;
  • ACN, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la stessa che pubblica ogni settimana il bollettino sugli attacchi informatici in Italia.

Per banche, borsa e assicurazioni restano competenti le autorità di settore: Banca d'Italia, Consob e IVASS. Le autorità possono controllare, chiedere informazioni, ordinare correzioni e applicare le sanzioni previste dall'AI Act, che per le violazioni più gravi arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale di un'azienda.

Perché l'AI Act divide i sistemi per rischio. Il regolamento europeo non tratta tutte le IA allo stesso modo. Alcuni usi sono vietati (per esempio dare un «punteggio sociale» alle persone), altri sono ad alto rischio e devono rispettare regole severe (per esempio i sistemi che valutano gli studenti o selezionano i candidati per un lavoro), altri ancora hanno solo obblighi di trasparenza: un chatbot deve dire che è un chatbot, un contenuto creato con l'IA deve poter essere riconosciuto come tale.

Che cosa cambia a scuola

La parte sulla scuola sta negli articoli 36, 37 e 38.

  • Educazione civica. Le scuole possono proporre attività sull'intelligenza artificiale dentro l'educazione civica, già dal primo ciclo. È una possibilità, non un obbligo.
  • Programmi. Le Indicazioni nazionali dei licei verranno aggiornate per inserire l'IA nei curricoli; saranno riviste anche le linee guida per le materie STEM e per l'orientamento.
  • Formazione dei docenti sull'IA. Entro 90 giorni, quindi entro il 21 gennaio 2027, un decreto del Ministro stabilirà come formare i docenti: competenze digitali avanzate (valutare le informazioni, sicurezza, privacy, identità digitale) e progettazione di lezioni e valutazioni che usano l'IA. Quante ore e se sarà obbligatoria lo dirà quel decreto.
  • Social e piattaforme. Nello stesso termine il Ministero deve avviare un piano di formazione per i docenti sull'uso dei social e delle piattaforme digitali, con attività anche per gli studenti e il coinvolgimento delle famiglie. Ci sono 100 milioni di euro, presi dai fondi europei del programma Scuola e Competenze 2021-2027.
  • Comitati tecnico-etici. Gli Uffici scolastici regionali potranno creare, tra reti di scuole, comitati che aiutino ad aggiornare il regolamento d'istituto e il patto di corresponsabilità.

Fino ai nuovi decreti, per docenti e studenti valgono le linee guida sull'IA già approvate dal Ministero nel 2025. E resta alle singole scuole la scelta delle piattaforme da usare.

E per te, studente?

Per ora non cambia niente di quello che fai ogni giorno: nessun divieto nuovo per i compiti, nessuna app che diventa obbligatoria. Cambia però la direzione. L'IA entra ufficialmente tra le cose che la scuola deve insegnare: non solo come si usa, ma come si controllano le sue risposte, come si riconosce un contenuto falso o generato, come si proteggono i dati personali che le diamo.

Sono le stesse domande che ci facciamo in laboratorio: da dove arrivano i dati? Posso fidarmi di questa risposta? Chi vede quello che scrivo? Una legge non risponde al posto nostro, ma da oggi dice chiaramente che sono domande da scuola.

Fonti: Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2026; InformazioneScuola; AI4Business.